La tua relazione con il cibo ti preoccupa? Ti ritrovi a pensare ossessivamente a quello che mangi, a evitare certi cibi per paura di ingrassare, o al contrario a perdere il controllo durante i pasti? Non sei solo/a — e soprattutto, esistono strumenti validati per capire se quello che stai vivendo merita attenzione professionale.
L’EAT-26 di Serenis è gratuito, anonimo, scientificamente validato e richiede circa 5 minuti. Ricevi il risultato subito.
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Questo test non ha valore diagnostico: non ti dirà se hai un disturbo, ma può darti una prima valutazione di eventuali sintomi. Pagina controllata da Manuel Szathvary, Direttore Sanitario di Serenis.
Cos’è l’EAT-26 e perché è affidabile
L’EAT-26 (Eating Attitude Test a 26 item) è il test di screening per i disturbi alimentari più utilizzato al mondo — sia in ambito clinico che nella ricerca. Permette di misurare gli atteggiamenti, i pensieri e i comportamenti caratteristici dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), e viene utilizzato come primo livello di screening in programmi di salute pubblica, scuole, ambulatori medici e percorsi psicoterapeutici.
Origini e storia
L’EAT-26 è stato sviluppato da David Garner e Paul Garfinkel — due dei più noti ricercatori internazionali sui DCA — ed è derivato dall’EAT-40 originale del 1979 attraverso un processo di validazione e riduzione degli item. La versione a 26 item è stata pubblicata nel 1982 e ha dimostrato proprietà psicometriche equivalenti alla versione lunga, diventando lo standard internazionale.
Il punto di svolta nella sua diffusione è arrivato nel 1998, quando l’amministrazione Clinton lo ha adottato come strumento ufficiale del National Eating Disorders Screening Program — il primo programma nazionale di screening per i DCA negli Stati Uniti — portando il test a essere somministrato su scala di massa per la prima volta.
Validazione psicometrica
L’EAT-26 dispone di un solido corpus di ricerche a supporto. Gli studi condotti su adolescenti e giovani donne adulte mostrano che circa il 5% delle donne ottiene un punteggio uguale o superiore a 20 — la soglia clinica. Le interviste diagnostiche condotte su chi supera questa soglia confermano che un’alta proporzione presenta un disturbo alimentare conclamato o una “sindrome parziale” con sintomi significativi.
Un aspetto particolarmente rilevante è il basso tasso di falsi negativi: le persone con DCA che ottengono un punteggio inferiore a 20 sono una minoranza, il che rende il test affidabile come primo filtro in uno screening a due fasi. Per questo motivo l’EAT-26 non viene usato per fare diagnosi, ma per identificare le persone che necessitano di un’intervista clinica approfondita.
Come si differenzia da altri strumenti
L’EAT-26 non valuta il peso corporeo né i comportamenti alimentari “oggettivi” come calorie o frequenza dei pasti. Si concentra su atteggiamenti, pensieri e comportamenti psicologicamente rilevanti — la preoccupazione per il cibo, la paura di ingrassare, il controllo rigido dell’alimentazione, l’impulsività — che sono i veri marcatori dei DCA indipendentemente dal peso corporeo. Questo lo rende utile anche per persone normopeso o in sovrappeso che possono presentare una psicopatologia alimentare significativa.
Come funziona: le 26 domande e il punteggio
L’EAT-26 è composto da 26 affermazioni a cui rispondi in base alla tua esperienza personale e al tuo comportamento alimentare nelle ultime settimane. Ogni risposta va fornita su una scala Likert a 6 punti:
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Sempre
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Molto spesso
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Spesso
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Qualche volta
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Raramente
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Mai
Le tre sottoscale dell’EAT-26
L’EAT-26 è strutturato attorno a tre sottoscale che misurano dimensioni distinte della psicopatologia alimentare:
1. Dieting (Dieta) — 13 item
Misura la preoccupazione patologica per il peso corporeo e l’evitamento dei cibi ingrassanti. È la sottoscala più fortemente associata all’anoressia nervosa. Esempio di item: “Ho una terribile paura di ingrassare”, “Evito di mangiare quando ho fame”.
2. Bulimia e preoccupazione per il cibo — 6 item
Rileva i pensieri ossessivi sul cibo, gli episodi di abbuffata e i comportamenti purgativi. È la sottoscala più associata alla bulimia nervosa. Esempio di item: “Penso al cibo con preoccupazione”, “Mi è capitato di mangiare con enorme voracità senza riuscire a fermarmi”.
3. Controllo orale — 7 item
Valuta il controllo esercitato sull’alimentazione e la pressione sociale percepita. Esempio di item: “Mi trovo a tagliare il cibo in pezzetti molto piccoli”, “Le altre persone vorrebbero che mangiassi di più”.
Come si calcola il punteggio
Il punteggio viene attribuito in questo modo:
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“Sempre” → 3 punti
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“Molto spesso” → 2 punti
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“Spesso” → 1 punto
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“Qualche volta”, “Raramente”, “Mai” → 0 punti
Il punteggio totale è la somma dei punteggi delle 26 risposte e va da 0 a 78.
Come interpretare il risultato
Un punteggio ≥20 non equivale a una diagnosi — ma indica che è fortemente consigliabile un’intervista clinica con uno specialista. Ricorda che l’EAT-26 rileva atteggiamenti e comportamenti: alcune persone con DCA possono ottenere punteggi bassi per tendenza alla minimizzazione o alla negazione dei sintomi. Se senti che il tuo rapporto con il cibo o il tuo corpo ti causa sofferenza, vale la pena parlarne con un professionista indipendentemente dal punteggio.
Cosa sono i disturbi alimentari (DCA)
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono condizioni psicopatologiche caratterizzate da un rapporto alterato con il cibo, il corpo e il peso — un rapporto che causa sofferenza significativa e compromette il funzionamento fisico, psicologico e sociale. In Italia, il numero di persone con DCA è passato da circa 300.000 nei primi anni 2000 a oltre 3 milioni nel 2025 — un aumento di dieci volte in vent’anni. I DCA sono la seconda causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali, con 3.563 decessi registrati in Italia solo nel 2025.
Il 30% delle persone colpite ha meno di 14 anni, con casi diagnosticati già tra gli 8 e i 10 anni — un abbassamento dell’età di esordio documentato e preoccupante.
Anoressia nervosa
L’anoressia nervosa è il DCA più noto e, insieme alla bulimia, quello con la mortalità più alta tra tutti i disturbi psichiatrici. Si caratterizza per una restrizione persistente dell’apporto calorico, una paura intensa di aumentare di peso e un’alterazione dell’immagine corporea (percezione distorta del proprio corpo).
Rappresenta il 42,3% dei casi di DCA in Italia. Una persona con anoressia non percepisce la propria magrezza come eccessiva — il cervello distorce la percezione corporea in modo genuino. Per questo la negazione del problema è parte integrante del disturbo e uno degli ostacoli principali all’accesso alle cure.
Bulimia nervosa
La bulimia nervosa è caratterizzata da cicli ricorrenti di abbuffate (consumo rapido di grandi quantità di cibo con sensazione di perdita di controllo) seguiti da comportamenti compensatori — vomito autoindotto, uso di lassativi, digiuno, esercizio fisico eccessivo.
Rappresenta il 18,2% dei casi di DCA. A differenza dell’anoressia, le persone con bulimia sono spesso normopeso, il che rende il disturbo difficile da riconoscere dall’esterno. La vergogna associata alle abbuffate porta a un forte isolamento e a un ritardo medio di 8-10 anni tra l’esordio e la ricerca di aiuto.
Binge Eating Disorder (BED)
Il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder) si caratterizza per abbuffate ricorrenti senza comportamenti compensatori. È il DCA più diffuso nella popolazione generale, con un’alta prevalenza negli adulti e una forte associazione con obesità, depressione e ansia.
Chi soffre di BED prova senso di vergogna, disgusto verso sé stesso e difficoltà di controllo durante le abbuffate — non è una questione di “mancanza di volontà”, ma di una disregolazione emotiva profonda che viene gestita attraverso il cibo.
Ortoressia e altri DCA
L’ortoressia è una preoccupazione ossessiva per la “pulizia” e la correttezza del cibo — un’alimentazione talmente controllata da diventare fonte di ansia, isolamento sociale e compromissione della qualità della vita. Non è ancora formalmente classificata nel DSM-5 come DCA autonomo, ma è riconosciuta clinicamente e in crescita.
Tra gli altri quadri clinici: la vigoressia (preoccupazione ossessiva per la massa muscolare, prevalente nei maschi), il PICA (ingestione di sostanze non alimentari) e il disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo (ARFID) — quest’ultimo in forte aumento tra bambini e adolescenti.
Sintomi dei DCA: come riconoscerli
Segnali fisici
I segnali fisici variano in base al tipo di DCA, ma alcuni sono trasversali:
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Variazioni di peso significative e rapide — in entrambe le direzioni
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Stanchezza cronica, debolezza muscolare
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Amenorrea (assenza del ciclo mestruale) nelle donne
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Problemi gastrointestinali: reflusso, gastrite, costipazione
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Problemi dentali — erosione dello smalto, frequente nella bulimia
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Lanugine (peluria fine sul corpo) nell’anoressia grave
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Gonfiore alle ghiandole parotidi (guance gonfie) da vomito ripetuto
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Problemi cardiaci nelle forme severe, dovuti a squilibri elettrolitici
Segnali psicologici e comportamentali
Questi sono spesso i primi segnali a comparire — e i più difficili da riconoscere dall’esterno:
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Preoccupazione ossessiva per il peso, le calorie, i macronutrienti
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Paura intensa e persistente di ingrassare
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Immagine corporea distorta — vedersi grasso/a anche quando non lo si è
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Rituali rigidi legati all’alimentazione: tagliare il cibo in pezzetti, mangiare solo certi alimenti, pesare tutto
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Evitamento di situazioni sociali che coinvolgono il cibo (ristoranti, cene con amici)
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Segreto e vergogna intorno ai comportamenti alimentari
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Umore strettamente legato al peso — “se ho mangiato troppo sono una persona cattiva”
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Esercizio fisico compulsivo come punizione dopo i pasti
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Pensieri intrusivi ricorrenti sul cibo che occupano gran parte della giornata
Cause e fattori di rischio
I DCA non hanno un’unica causa. Sono disturbi multidimensionali — il risultato dell’interazione tra vulnerabilità biologiche, fattori psicologici e pressioni socioculturali.
Fattori biologici:
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Predisposizione genetica (la DCA è più frequente tra parenti di primo grado di chi ne soffre)
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Alterazioni nei circuiti dopaminergici della ricompensa e della sazietà
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Squilibri nei livelli di serotonina che influenzano l’impulsività e l’umore
Fattori psicologici:
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Bassa autostima e senso del sé fortemente legato all’aspetto fisico
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Perfezionismo, pensiero tutto-o-niente, difficoltà di tolleranza dell’incertezza
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Difficoltà nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni
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Storie di trauma, abuso o bullismo — in particolare bullismo legato al peso
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Ansia e depressione come comorbilità frequenti
Fattori socioculturali:
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Ideale culturale di magrezza amplificato e distorto dai social media
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Algoritmi che premiano e promuovono contenuti di “dieta”, “clean eating” e corpi idealizzati
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Pressioni familiari sull’alimentazione o commenti critici sul peso
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Ambienti sportivi o artistici (danza, ginnastica, moda) con forte pressione sul peso
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Pandemia e lockdown: i dati del Ministero della Salute documentano un aumento del 30% dei casi dopo il 2020
Si può guarire da un DCA?
Sì — con un percorso strutturato e un trattamento integrato. La guarigione è possibile, anche nei casi gravi e di lunga durata.
Psicoterapia: quale approccio funziona
La CBT-E (Terapia Cognitivo-Comportamentale Potenziata), sviluppata da Christopher Fairburn, è oggi riconosciuta dalla NICE (National Institute for Health and Care Excellence) come gold standard nel trattamento dei DCA — l’unico approccio con evidenze derivate da oltre 20 anni di studi controllati e randomizzati.
La CBT-E agisce su tre livelli:
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Rimozione della psicopatologia — interrompere i comportamenti disfunzionali (restrizione, abbuffate, condotte compensatorie) e ridurre le preoccupazioni ossessive su cibo, forma e peso
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Correzione dei meccanismi di mantenimento — lavorare sull’immagine corporea distorta, sul perfezionismo clinico, sulla bassa autostima e sulla difficoltà di regolazione emotiva
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Consolidamento dei cambiamenti — prevenire le ricadute e costruire strategie di coping durature
La CBT-E esiste in due versioni: focalizzata (centrata sulla psicopatologia alimentare) e allargata (che include il lavoro su meccanismi aggiuntivi come il perfezionismo e la bassa autostima). Entrambe mostrano efficacia equivalente sia sull’aumento di peso nei casi di anoressia che sul miglioramento della psicopatologia.
Il ruolo del nutrizionista specializzato in DCA
La psicoterapia da sola non è sempre sufficiente — soprattutto quando il disturbo ha prodotto conseguenze fisiche significative. Il nutrizionista specializzato in DCA non fa “diete”: il suo lavoro è molto diverso da quello della nutrizione convenzionale.
Il suo obiettivo è:
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Ristabilire parametri clinici sicuri (peso, elettroliti, densità ossea)
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Aiutare a riconoscere i segnali di fame e sazietà — spesso compromessi dopo anni di restrizione o abbuffate
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Costruire un rapporto con il cibo che sia flessibile, non regolato da rigide regole
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Fornire linee guida pratiche sui pasti che non alimentino l’ossessione ma permettano di recuperare una relazione normale con l’alimentazione
Perché il trattamento integrato è più efficace
Psicoterapia e nutrizione non sono alternative — sono complementari. Il lavoro psicologico senza il supporto nutrizionale rischia di trascurare le conseguenze fisiche del disturbo; il supporto nutrizionale senza psicoterapia non affronta le cause psicologiche che mantengono il DCA.
Il percorso integrato psicoterapeuta + nutrizionista DCA è l’approccio che Serenis offre — due professionisti specializzati che lavorano in sinergia sullo stesso percorso di cura.
Cosa fare dopo il test
Se il tuo punteggio è sotto 20
Nessun segnale di allarme significativo nel tuo questionario. Se tuttavia senti che il tuo rapporto con il cibo o con il tuo corpo ti causa stress, insoddisfazione o limita la tua vita in qualche modo — anche con un punteggio basso — vale la pena parlarne con un professionista. I DCA hanno spesso un esordio graduale e possono intensificarsi nel tempo se non vengono affrontati precocemente.
Se il tuo punteggio è 20 o superiore
Il test indica la presenza di atteggiamenti e comportamenti che meritano un approfondimento clinico. Non significa che hai un DCA — significa che è consigliabile un colloquio con uno specialista per valutare la situazione in modo approfondito.
Il primo colloquio su Serenis è gratuito, in videochiamata, senza obbligo di proseguire. Puoi scegliere di iniziare con uno psicoterapeuta specializzato in DCA, con un nutrizionista esperto, o con entrambi.
Domande frequenti
Cos’è l’EAT-26?
È l’Eating Attitude Test a 26 item — il test di screening per i disturbi alimentari più usato al mondo. Misura atteggiamenti, pensieri e comportamenti legati al cibo che possono indicare la presenza di un DCA. È gratuito, anonimo e scientificamente validato.
Come funziona il test EAT-26?
Risponde a 26 affermazioni su scala Likert a sei punti (da “Sempre” a “Mai”). Il punteggio totale va da 0 a 78. Un punteggio ≥20 indica la necessità di una valutazione clinica approfondita.
Il test è gratuito?
Sì. Il test EAT-26 su Serenis è completamente gratuito e anonimo, senza necessità di registrazione.
Cos’è un disturbo alimentare (DCA)?
Un DCA è una condizione psicopatologica caratterizzata da un rapporto alterato con il cibo, il corpo e il peso. I principali DCA sono anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder e ortoressia. In Italia ne soffrono oltre 3 milioni di persone.
Quali sono i sintomi dei disturbi alimentari?
I sintomi includono preoccupazione ossessiva per il peso e le calorie, paura di ingrassare, immagine corporea distorta, rituali rigidi legati al cibo, evitamento di situazioni sociali legate al mangiare, abbuffate e/o comportamenti compensatori.
Quali sono le cause dei DCA?
I DCA sono disturbi multidimensionali con cause biologiche (predisposizione genetica, alterazioni neurochimiche), psicologiche (bassa autostima, perfezionismo, traumi) e socioculturali (pressione mediatica sulla magrezza, social media, contesti sportivi e artistici).
Si può guarire da un disturbo alimentare?
Sì. La CBT-E (Terapia Cognitivo-Comportamentale Potenziata) è il trattamento di riferimento con le maggiori evidenze scientifiche. Il percorso integrato psicoterapeuta + nutrizionista DCA offre i migliori risultati, anche nei casi di lunga durata.
Perché fare sia psicoterapia che nutrizione?
Perché i DCA hanno sia cause psicologiche che conseguenze fisiche. La psicoterapia lavora sui pensieri, le emozioni e i comportamenti; la nutrizione specializzata ristabilisce parametri clinici sicuri e una relazione sana con il cibo. I due approcci si potenziano a vicenda.
Mario – Consulente Salute Naturale
Affiliato certificato e autore di guide sulla salute naturale, integratori e benessere osteoarticolare. Seleziono e testo personalmente i prodotti che consiglio. Per domande o consigli puoi scrivermi direttamente sulla pagina contatti.
