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‘Qui eseguiamo tutti i tipi di trapianto ad ogni età’ Il Giovanni XXIII di Bergamo un’eccellenza italiana

La storia che stiamo per raccontare è quella di un ospedale: il Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Una città dentro la città. Una struttura sanitaria all’avanguardia nel nostro Paese.

“Il trapianto – dice il dottor Mariangelo Cossolini, responsabile del coordinamento del prelievo e del trapianto di organi e tessuti – è una delle eccellenze del Papa Giovanni XXIII. Noi siamo l’unico ospedale italiano ad eseguire tutti i tipi di trapianto a tutte le età“.

“I campioni di sangue del paziente candidato al trapianto – spiega – vengono mandati al nostro centro interregionale a Milano che raccoglie tutte le richieste provenienti dalla Lombardia. In base alla lista, nel momento in cui vi è un donatore compatibile viene contattato il centro che ha in cura il paziente. La decisione per procedere all’intervento è collegiale perché presa in accordo con il centro interregionale. Nella lista ordinaria si agisce in riferimento alle compatibilità e viene data la precedenza a chi è in attesa da più tempo, salvo i casi in cui la situazione di qualche soggetto si aggravi”.

“Nel caso in cui si tratti di un bambino, di un’emergenza con tempistiche ristrette ai pochi giorni o ci si trovi di fronte ad un’urgenza con la necessità di trapianto entro il mese, viene utilizzata la lista gestita direttamente dal CNTO, il Centro Nazionale Trapianti Operativo con sede a Roma”.

Le liste, i risultati e i donatori sono tutti inseriti in un programma informatico accessibile dai coordinatori e dai centri trapianto a livello lombardo. Lo stesso programma permette di tracciare l’organo a garanzia della più assoluta trasparenza. Il commercio di organi clandestini ‘non trova alcuno spazio di manovra’ e la rigidità dei controlli non si arresta all’assegnazione dell’organo.

Una donazione e un trapianto arrivano a ‘mettere in moto’ un’organizzazione complessa, composta da circa 150 figure.


LA DONAZIONE NELL’AREA BERGAMASCA

Nella Bergamasca la percentuale di rifiuto alla donazione degli organi è al di sotto del 15%; un autentico successo se rapportato alla media nazionale attestata al 30%. I buoni risultati si devono anche all’instancabile opera di sensibilizzazione svolta da grandi associazioni quali l’AIDO.

Il primo obiettivo è quello di salvare il paziente che il Papa Giovanni XXIII ha in terapia. Le famiglie sono consapevoli di ciò e la riconoscenza si ‘nutre’ del rapporto di sincerità e fiducia instaurato con i medici.

“Cerchiamo di utilizzare un linguaggio comprensibile e la Terapia intensiva è aperta così che i familiari possano stare vicino ai loro congiunti. Il paziente, quando viene chiamato, è seguito da un infermiere a cui tocca l’impegno degli ultimi passaggi prima della sala operatoria”.


Fondamentale è altresì il ruolo svolto dal sodalizio “Amici del trapianto di fegato”. Gli iscritti all’associazione si preoccupano di visitare il reparto così da trasmettere le rispettive testimonianze (il com’è realmente la vita da trapiantato).
“I pazienti – conclude Cossolini – si rincuorano perché vedono una persona normale davanti loro; una persona che ha ripreso in mano la propria esistenza”.
Un dono da festeggiare con il secondo compleanno.

Fonte: epateam.org

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