Sito Epatite C
Sito Epatite B
Sito Steatosi
Sito Cirrosi
Sito Tumori
Sito Trapianti
Nuovi Farmaci
Malattie autoimmuni

Microbioma intestinale, una banca della cacca per salvarlo

È il progetto del Microbiota vault inc, che sta raccogliendo migliaia di campioni fecali in modo da poter conservare i preziosi microbi intestinali

L'isola norvegese di Spitsbergen, nell'arcipelago di Svalbard, ospita quello che potrebbe essere definito come il deposito più prezioso del mondo. Protetto in profondità nel sottosuolo, a una temperatura media di -18°C, il Svalbard global seed vault conserva una copia di tutti i semi del pianeta. Il compito del cosiddetto “caveau dell'apocalisse” è quello di preservare la biodiversità agricola nel caso in cui un evento catastrofico sul nostro pianeta renda necessario ripristinarla.

Ora un gruppo di biologi vuole applicare lo stesso principio per salvaguardare il microbioma della Terra, a a cominciare da quello degli esseri umani. Il progetto è stato definito “l'arca di Noè microbica” e il team spera di realizzarlo il prima possibile. Anche perché la flora intestinale sta affrontando il suo peggior nemico da millenni a questa parte: lo stile di vita occidentale.

L'importanza del microbioma

Tutto è iniziato nel 2018 con un articolo pubblicato sulla rivista Science da un gruppo di ricercatori che lanciava l'allarme per la perdita del nostro microbioma intestinale “originario”, ovvero l'insieme di microrganismi che vivono all'interno dell'apparato digerente e permettono la digestione, l'assorbimento dei nutrienti e la difesa dagli agenti patogeni.

Nel documento gli scienziati spiegavano che a partire dalla seconda guerra mondiale, i casi di malattie metaboliche, immunologiche e cognitive sono aumentati in modo esponenziale. Ma la crisi sanitaria è legata anche alla nascita del mondo industrializzato, al consumo di alimenti ultra-lavorati e alla dipendenza dagli antibiotici. Questi fenomeni, apparentemente non correlati, hanno trovato un punto d'incontro: il nostro stomaco.

A quanto pare l'"occidentalizzazione" della vita sta contaminando il nostro microbioma ancestrale. È già comprovato che gli esseri umani hanno perso la capacità di digerire alcuni vegetali, uno dei cambiamenti che rischia di rendere più vulnerabili coloro che verranno dopo di noi. Per garantire la salute delle generazioni future è indispensabile quindi ripristinare la flora intestinale che la nostra specie ha perfezionato nell'arco di decine di migliaia di anni, sostengono gli autori dell'articolo del 2018.

Un caveau della cacca

Per questo nel 2019 è nata l'organizzazione no-profit Microbiota vault inc. Un anno dopo è arrivato uno studio di fattibilità che evidenziava due ostacoli principali verso la realizzazione del progetto: l'assenza di un trattato internazionale che facilitasse lo scambio di campioni tra paesi sviluppati e in via di sviluppo e l'assenza di un consenso sul migliore metodo di conservazione.

Nel 2022, grazie a reti internazionali di ricercatori da tutto il mondo, il progetto per creare un backup del microbioma umano è iniziato ufficialmente con un “caveau” iniziale, seppur ancora molto lontano dagli standard del Svalbard global seed vault.

Per il momento, il modo migliore per preservare il microbioma è quello di crioconservare le feci di persone sane. L'iniziativa ha già raccolto 1.400 campioni fecali, che sono stati congelati a -80°C in un prototipo di caveau installato momentaneamente all'Università di Zurigo, in Svizzera.

Nonostante la portata relativamente limitata, la fase di lancio si è rivelata un successo, tanto che il team responsabile del progetto ha appena pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Nature Communications in cui annuncia il prossimo passo: la definizione delle regole etiche per la collaborazione scientifica, la proprietà del deposito e la definizione dei suoi piani di espansione.

Da una manciata di scienziati entusiasti, insomma, l'iniziativa oggi si sta consolidando grazie a una rete di 100 ricercatori sparsi in 32 paesi. E oltre alla conservazione del microbioma umano, ora punta a salvaguardare anche i microscopici ecosistemi agricoli già colpiti dai pesticidi.

La banca del microbioma cercherà di raccogliere 10mila campioni entro il 2029 e di ottenere i fondi per sostenere la ricerca e le infrastrutture necessarie. Il compito si preannuncia arduo, considerando che sono pochi gli enti disposti a investire in un deposito di feci. Ma i ricercatori rimangono ottimisti e stanno già pensando al prossimo sito del progetto: la Svizzera, il Canada o qualsiasi altro paese con un clima freddo.

È un progetto a lungo termine. Forse tra 100 anni, aver salvato questi microbi potrebbe prevenire un grande disastro ”, ha dichiarato il coautore dello studio Martin Blaser, per poi aggiungere: “Crediamo che un giorno la scienza migliorerà abbastanza da permetterci di avere tecniche di ripristino davvero valide. Ma se è troppo tardi ed elementi chiave del microbioma scompaiono come il dodo, non potremo farlo, a meno che non li conserviamo in modo sicuro”.

Fonte: wired.it

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!

Quando invii il modulo, controlla la tua casella di posta elettronica per confermare l’iscrizione