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Diabete, il grado di steatosi epatica riflette la disfunzione delle cellule beta

Negli adulti con e senza diabete la funzione delle cellule beta pancreatiche può peggiorare in presenza di steatosi epatica, secondo quanto emerso da uno studio giapponese pubblicato sul Journal of Diabetes Investigation, suggerendo la possibilità di un potenziale recupero della funzione delle cellule a seguito di una riduzione dei livelli di grasso nel fegato.

La prevalenza della steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è in continuo aumento e può progredire in cirrosi epatica e carcinoma epatocellulare. È in notevole crescita anche nei pazienti con diabete di tipo 2, al punto che uno studio ha scoperto che il 45% di questi soggetti aveva una storia di NAFLD. Diversi trial hanno dimostrato un'associazione tra la progressione della NAFLD e l'insulino-resistenza, anche se non è chiaro se la disfunzione delle cellule beta del pancreas sia correlata al NAFLD nella popolazione generale.

Uno studio trasversale sulla comunità
I ricercatori hanno utilizzato i valori sierici di proinsulina a digiuno (trasformati in logaritmi naturali per ovviare ai dati distorti di distribuzione) per valutare i livelli di proinsulina e il Fatty Liver Index (FLI, una misura della presenza di steatosi epatica) per valutare l'estensione del fegato grasso in 489 adulti di età compresa tra 35 e 79 anni che partecipavano allo studio giapponese Dynamics of Lifestyle and Neighborhood Community on Health Study (DOSANCO Health Study) (età media 58 anni, 53,8% donne, 9,8% con diabete).

I soggetti con un FLI di 60 o superiore avevano alti livelli di steatosi epatica, quelli con FLI compreso tra 30 e 60 avevano steatosi moderata, mentre valori inferiori a 30 indicavano bassi livelli di fegato grasso. I ricercatori hanno anche determinato l'indice di massa corporea (BMI) di ciascun partecipante durante la valutazione dei livelli di glucosio plasmatico a digiuno, insulina sierica, peptide C, HbA1c, trigliceridi e gamma-glutamil transferasi nei campioni di sangue.

Fegato grasso associato a disfunzione pancreatica
I partecipanti con un alto FLI avevano un punteggio di 2,91 nella proinsulina trasformata in logaritmo completamente aggiustata, rispetto ai punteggi di 2,45 e 2,07 rispettivamente nei pazienti con FLI moderato o basso (p<0,05 per entrambi). Risultati simili sono stati ottenuti anche con le analisi che dividevano i partecipanti in base al loro BMI e ai livelli di insulina sierica.

«Lo studio suggerisce che il fegato grasso potrebbe influenzare la disfunzione delle cellule beta» hanno fatto presente gli autori. «I nostri risultati potrebbero indicare che l'esacerbazione della steatosi epatica è associata positivamente alla disfunzione delle cellule beta pancreatiche».

I partecipanti senza diabete che avevano un alto FLI avevano un punteggio di 2,76 nella proinsulina trasformata in logaritmo completamente aggiustata rispetto ai punteggi rispettivamente di 2,35 e 2,04 per i soggetti non diabetici con FLI moderato o basso (p<0,05 per entrambi).

«Questo studio trasversale basato sulla comunità ha mostrato una correlazione positiva tra il grado di steatosi epatica e la disfunzione delle cellule beta pancreatiche, indipendentemente dalla presenza di obesità o iperinsulinemia» hanno scritto il primo autore dello studio Akinobu Nakamura, della Hokkaido University Graduate School of Medicine a Sapporo, in Giappone, e colleghi. «I risultati attuali suggeriscono che il fegato grasso riflette la disfunzione delle cellule beta».

«Sulla base dell'associazione positiva tra l'indice di fegato grasso e la proinsulina nei partecipanti senza diabete, i risultati attuali potrebbero suggerire la possibilità di un recupero della funzione delle cellule beta pancreatiche dopo il miglioramento della steatosi epatica», hanno concluso. «Dieta, esercizio fisico e terapia farmacologica potrebbero migliorare la steatosi epatica, svolgendo in definitiva un ruolo importante nella prevenzione dello sviluppo e della progressione del diabete di tipo 2, della cirrosi epatica e del carcinoma epatocellulare».

Fonte: pharmastar.it

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