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Risarcimento del danno

Sentenza di Cassazione Sezioni Unite siamo al Capolinea!

Le notizie riportate sotto sono di articoli di Giornale, invitiamo tutti ad aspettare lo scritto della Sentenza che sarà disponibile nelle prossime settimane per capire bene cosa ha deciso di preciso e nei dettagli la Cassazione.

La redazione di EpaC Onlus

dal sito di Repubblica.it

La Suprema corte ha allungato i tempi di prescrizione per l'azione risarcitoria per le persone che hanno contratto l'epatite o l'Hiv in seguito a trasfusioni

Cassazione, per il sangue infetto più tempo per chiedere l'indennizzo

"La responsabilità ministeriale per i casi di infezione da Hcv e Hiv scoperti negli anni '80, decorre dalla scoperta dell'epatite B (anni '70)

ROMA - Le persone che hanno contratto l'epatite o l'Hiv in seguito a trasfusioni con sangue infetto effettuate nelle strutture sia pubbliche che private, da oggi hanno più tempo per chiedere il risarcimento dei danni subiti al Ministero della Salute. Lo hanno deciso le Sezioni unite civili della Cassazione allungando i tempi di prescrizione per l'azione risarcitoria.

"La prescrizione per l'azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla 'tracciabilità' del sangue - spiega il comunicato della Cassazione, firmato dal Primo presidente Vincenzo Carbone - decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, nè da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensì dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita".

In questo modo gli 'ermellini' hanno dunque allungato i tempi entro i quali chi è stato contagiato può iniziare la causa contro il Ministero della Salute. Proprio su questo punto la stessa Suprema Corte, con decisioni delle singole sezioni civili, aveva espresso orientamenti contrastanti. "L'onere della prova della provenienza del sangue utilizzato e dei controlli eseguiti, grava non solo sul danneggiato - prosegue la nota di Carbone - ma anche sulla struttura sanitaria che dispone per legge o per regola tecnica della documentazione sulla 'tracciabilità' (principio della vicinanza della prova)".

Riunendo i numerosi ricorsi i giudici hanno inoltre stabilito che a seguito delle trasfusioni con sangue infetto, "non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, bensì quello di lesioni o omicidio colposi".

Infine, "la responsabilità ministeriale per i casi di infezione da Hcv e Hiv (scoperti negli anni '80), decorrere dalla scoperta del virus dell'epatite B (anni '70).

dal sito dell'Agenzia ASCA

SANITA': CASSAZIONE, PER SANGUE INFETTO RESPONSABILE ANCHE MIN.SALUTE

(ASCA) - Roma, 11 gen - ''Nelle ipotesi di infezioni da hbv, hcv ed hiv a seguito di trasfusioni con sangue infetto, eseguito in strutture pubbliche e private, non si configura il reato di epidemia colposa per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni'' bensi' ''quello di lesioni o omicidio colposi''. E' quanto si legge nella pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza 581/08) diffusa oggi a firma del primo presidente, Vincenzo Carbone.
 
''La prescrizione per l'azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla 'tracciabilità' del sangue - afferma la Cassazione - decorre non dal giorno della eseguita trasfuzione, ne' da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensi' dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilita' del suo stato morboso alla tarsfusione subita''.
 
'L'onere della prova della provenienza del sangue utilizzato e dei controlli eseguiti,' aggiunge la Cassazione, 'grava non solo sul danneggiato, ma anche sulla struttura sanitaria che dispone per legge o per regola tecnica della documentazione sulla 'tracciabilita''' (principio della vicinanza della prova).

A giudizio dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo ''questa sentenza avra' un impatto fondamentale sulle migliaia di cause pendenti dinanzi ai tribunali di tutta Italia''.

dal sito dell'ANSA

2008-01-11 17:08

Sangue infetto, piu' tempo per richiesta indennizzo

Le persone che hanno contratto l'epatite o l'hiv - in seguito a trasfusioni con sangue infetto effettuate nelle strutture sia pubbliche che private - da oggi hanno più tempo per chiedere il risarcimento dei danni subiti al Ministero della Salute. Lo hanno deciso le Sezioni unite civili della Cassazione allungando i tempi di prescrizione per l'azione risarcitoria.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno stabilito - con sentenze depositate oggi e rese note ai soli difensori degli emotrasfusi contagiati dal sangue infetto - che "nelle ipotesi di infezioni da Hbv, Hcv e Hiv a seguito di trasfusioni con sangue infetto, eseguite in strutture pubbliche e private, non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, bensì quello di lesioni o omicidio colposi". "La prescrizione per l'azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla 'tracciabilità' del sangue - spiega il comunicato della Cassazione, firmato dal Primo presidente Vincenzo Carbone - decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, nè da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensì dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita".

In questo modo gli 'ermellini' hanno dunque allungato i tempi entro i quali chi è stato contagiato può iniziare la causa contro il Ministero della Salute. Proprio su questo punto la stessa Suprema Corte, con decisioni delle singole sezioni civili, aveva espresso orientamenti contrastanti. "L'onere della prova della provenienza del sangue utilizzato e dei controlli eseguiti grava non solo sul danneggiato - prosegue la nota di Carbone - ma anche sulla struttura sanitaria che dispone per legge o per regola tecnica della documentazione sulla 'tracciabilità' (principio della vicinanza della prova)". "Per il nesso di causalità - si conclude - sono adottate le norme fissate dal codice penale lette alla luce della peculiarità del criterio di imputazione della responsabilità civile. La responsabilità ministeriale per i casi di infezione da Hcv e Hiv (scoperti negli anni '80) decorre dalla scoperta del virus dell'epa e B (anni '70)''.


dal Secolo XIX


Cassazione: sangue infetto, piu' tempo per richiesta indennizzo
 
ROMA - Chi e' stato contagiato da sangue infetto trasfuso ha ora piu' tempo per rivalersi sullo Stato. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno infatti stabilito - con sentenze depositate oggi e rese note ai soli difensori degli emotrasfusi contagiati - che ''nelle ipotesi di infezioni da Hbv, Hcv e Hiv a seguito di trasfusioni con sangue infetto, eseguite in strutture pubbliche e private, non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, beni' quello di lesioni o omicidio colposi''. Dunque ''la prescrizione per l'azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla 'tracciabilita'' del sangue decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, ne' da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensi' dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilita' del suo stato morboso alla trasfusione subita''. (Agr)

Il Messaggero
 
 

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