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Covid-19, per le persone con malattie epatiche può essere un'opportunità?

In un simposio facente parte del programma del congresso dell’EASL “A New Virus in -The Mix: re-imagining liver disease care in the Covid-era” sono state discusse le strategie implementate a livello globale e singolarmente in vari paesi per recuperare lo slancio verso gli obiettivi di eliminazione dell'epatite virale dell'OMS senza dimenticare l’importante prospettiva dei pazienti. A tal proposito Ivan Gardini, presidente EpaC Onlus, ha evidenziato le esigenze e perplessità della comunità dei pazienti e ha descritto come il Covid può essere anche una opportunità per intensificare il lavoro sull’epatite.

La pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto fondamentale su tutti gli aspetti della vita umana e ha esercitato un'enorme pressione sui sistemi sanitari. Per i pazienti con malattie epatiche croniche, sono state espresse preoccupazioni su ciò che i prossimi mesi riveleranno in termini di aumento della morbilità e mortalità derivante da cure ritardate e diagnosi mancate. Anche l'impatto del COVID-19 sul raggiungimento degli obiettivi di eliminazione dell'epatite virale dell'OMS non può essere dimenticato.

Graham R Foster, professore di Epatologia presso il Queen Mary, Università di Londra ha evidenziato, durante il simposio sponsorizzato da Gilead, le opportunità che ci ha mostrato la pandemia da Covid 19 e da poter rivalutare e sfruttare nell’ambito delle malattie epatiche.

L’impatto del Covid è stato ed è ancora enorme visto che ha coinvolto tutto il mondo; a fine agosto si contavano 22 milioni di casi in tutto il mondo e ad oggi, primi di ottobre, abbiamo quasi 36 milioni.

I pazienti con cirrosi epatica e in generale malattia del fegato cronica sono a maggior rischio di sviluppare la malattia sia grave con ricovero in terapia intensiva che con necessità di ventilazione ma anche il rischio di decesso è maggiore rispetto alla popolazione senza tali malattie (32% vs 7%).
L’esacerbazione del Covid avviene anche per consumo eccessivo di alcol e nelle persone con epatocarcinoma in stadio avanzato.

Le misure di contenimento dell’infezione, come i lockdown e le norme igieniche, hanno sicuramente protetto dall’infezione ma vanno sempre più implementate; purtroppo, con la mole di lavoro e di carico per gli ospedali, generata dall’assistenza per i pazienti Covid, sono state cancellate o rimandate procedure e visite importanti per i pazienti con malattie epatiche.

Le cose però ora stanno cambiando per adeguarsi a questo nuovo modo di vivere convivendo con questo nuovo agente patogeno.
Servono nuovi servizi per i pazienti al di fuori degli ospedali in modo da decentralizzare analisi del sangue ed altre procedure ma anche aumentare e migliorare l’utilizzo della telemedicina e del teleconsulto in modo da minimizzare l’esposizione al Covid.

L’importanza della telemedicina è stata sostenuta anche dal prof. Marc Bourliere che ha evidenziato come in Spagna è stato sviluppato un ottimo programma di telemedicina e come sia l’EASL che l’ESCMID raccomandano la telemedicina come risposta al Covid-19.
Bouliere ha sottolineato che per telemedicina bisogna intendere vari servizi come televisite, telemonitoring, telesupervisione, teleconsulto, teleinterpretazione ma che ovviamente questi strumenti non possono completamente sostituire il prendersi cura del paziente in ogni situazione.

Inoltre, secondo Foster, serve prioritizzare le visite ai pazienti con maggiore severità di malattia e con bisogni clinici maggiori perché a maggior rischio di epatocarcinoma.
Per fare ciò bisogna anche semplificare le procedure di accesso a visite ed esami per cercare di raggiungere l’obiettivo dell’OMS di eradicazione dell’epatite C ma anche per migliorare il flusso tra pazienti e medici.

Ivan Gardini dell’Associazione EpaC onlus ha sottolineato l’importanza che i pazienti vengano informati da medici circa quali test e procedure possono essere differite.
Servirebbero delle raccomandazioni approvate da società scientifiche e dalle organizzazioni di pazienti che possano direzionare le decisioni politiche a livello nazionale, regionale e locale.

Allo stesso modo è importante sapere sempre dai medici esperti quali procedure possono essere decentralizzate e quali strumenti possono essere messi in campo per aiutare la telemedicina anche perché ogni nazione deve adottare strumenti diversi a seconda della propria disponibilità.

A tal proposito Juan Turnes ha illustrato come in Spagna sia stato adottato un sistema semplice ed efficiente per la gestione dei pazienti che comprende: accesso alle cure aiutati anche dalla telemedicina, quali pazienti continuare a trattare (persone con malattia epatica avanzata, popolazioni vulnerabili, pazienti HBV in terapia immunosoppressiva e persone in attesa di FIB-4 e altri test sierologici di fibrosi non invasivi). Questo sistema considera anche tempistiche di trattamento e di monitoraggio.

A giungo è stato realizzato un position paper da EASL e da ESCMID sulla cura dei pazienti con malattie epatiche durante il Covid-19 che ha lo scopo di definire le priorità per le cure fuori dall’ospedale e fornire considerazioni specifiche per le diverse coorti di pazienti.
Questo documento è stato aggiornato ad agosto con raccomandazioni per tornare alla routine quotidiana.

“I pazienti, sottolinea Gardini, hanno bisogno di qualcosa di più specifico con indicazioni su quali esami possono essere rinviati e per quanto tempo o anche in quale stadio fibrotico va per forza iniziato un nuovo trattamento per l’epatite C”.
Bouliere ha mostrato come il Covid può essere anche un’opportunità per aumentare le diagnosi di epatite in quanto in alcuni paesi come la Francia, stanno combinando il test anticorpale per il Covid-19 a quello per HCV e anche HBV.

Anche in Italia, come ha precisato Gardini, si è partiti con un progetto di screening congiunto Covid-19/HCV promosso da EpaC e sostenuto dalle società scientifiche SIMIT ed ACE ed AISF, chiamato “Stop Covid-Zero epatite C”.
Il progetto è partito da una piccola cittadina vicino Napoli, Casola di Napoli, ma ad oggi è stato portato anche in altre città (Roma, Napoli, Salerno).

Verrà anche redatto un position paper relativo ai risultati ottenuti grazie a questo screening congiunto.
Secondo Gardini, in questo momento, diventa fondamentale anche poter fare lo screening per l’epatite in farmacia e coinvolgere nella cura di queste persone anche medici non specialisti che possano prescrivere gli antivirali ad azione diretta (es. medici di famiglia e altro personale medico).

Anche i pazienti sono d’accordo su un maggior uso della telemedicina ma in Italia rimane il problema della mancata esistenza di un quadro normativo universale.

In conclusione, il Covid per quanto stia scombussolando i sistemi sanitari di tutto il mondo, va preso anche come un’opportunità per estendere i programmi di screening per l’epatite alla popolazione generale magari in abbinamento ai test Covid, per supportare i pazienti anche dal punto di vista culturale e sociale grazie al telesupporto e alla telemedicina e per semplificare il processo di cura.

Fonte: pharmastar.it

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